Il nome, le origini, il feudo, la miniera e la natura: un paese di montagna e la sua storia lunga.
Gadoni è un paese di montagna nel cuore della Sardegna, in provincia di Nuoro. Sta a circa 700 metri di altitudine, ai piedi del Monte Sa Scova e sulle pendici del Gennargentu, e guarda verso la valle del Flumendosa. Oggi ci vivono poco più di seicento persone, ma la sua storia è molto più lunga e molto più affollata di quanto sembri.
Secondo la tradizione, nella prima metà del Quattrocento un pastore di Arzana, di nome Cadoni, si rifugiò con il suo bestiame in una località detta Mammatulu, un punto con due vie di comunicazione, una verso il Sarcidano e l’altra verso Arzana e il Gennargentu. Il paese avrebbe preso il nome da lui.
Un’altra versione racconta che a chi gli chiedeva come stesse il bestiame il pastore rispondesse «Gaudiu onu», «sono fortunato», e che da quella frase, ancora usata in paese, nasca il nome. In sardo il paese si chiama Adòni. Sono racconti tramandati a voce: nessuno dei due è documentato.
Il territorio è abitato da molto prima che esistesse il paese: in epoca prenuragica e poi nuragica. La ricchezza di queste montagne è il rame. A Funtana Raminosa lo si estrae probabilmente fin dall’età nuragica, come mostrano alcuni utensili ritrovati e conservati oggi al Museo archeologico nazionale di Cagliari, e i nuragici lo fondevano per fare il bronzo.
Dopo di loro sono arrivati fenici, cartaginesi e romani, che hanno scavato altre gallerie: nella miniera si chiamano ancora galleria Fenicia e galleria Romana. Intorno a Gadoni restano anche i ruderi di antichi abitati, con nomi come Bidonì, Biddiscana, Olzai e Bidda Arisone, dove sono stati trovati stoviglie, armi e macine a mano. In epoca romana la zona faceva parte della Barbaria, la Barbagia, che non fu mai del tutto romanizzata.
Gadoni non compare nei documenti del 1388, ma già nella prima metà del Quattrocento esisteva la chiesetta di San Pietro, e il Comune ricorda che il paese esisteva quasi certamente prima del 1450. Le prime case erano di pietra e fango, disposte a semicerchio: è il rione più antico. Poi il paese è cresciuto con la parte alta, giu e susu, e con quella centrale, giru de mesu.
Nel medioevo Gadoni apparteneva al Giudicato di Arborea. Quando il giudicato cadde, nel 1410, passò al Marchesato di Oristano e poi agli Aragonesi, come parte della signoria della Barbagia di Belvì.
Nell’Ottocento le case delle donne gadonesi erano piene di telai: si tessevano lino, tele, salviette, coperte, tappeti da tavola e bisacce, che si vendevano nel Campidano. È lì che nasce sa burra, il tappeto che oggi è il simbolo del paese.
Funtana Raminosa è uno dei più ricchi giacimenti di rame d’Europa, con circa 150 gallerie: tra queste ci sono quelle fenicie e romane, dove sono stati trovati attrezzi, un lingotto e i resti di un minatore di età imperiale. Nel 1517 lo spagnolo Pietro Xinto vi avvia i primi scavi esplorativi. Nel Novecento la miniera diventa industriale e cambia la vita del paese. Nel 1915 la concessione passa a una società francese e nel 1920 parte la flottazione; nel 1936 nasce il villaggio minerario, con scuola, ambulatorio, spaccio e la chiesetta di Santa Barbara. Fino agli anni Sessanta ci lavorano circa trecento operai.
La miniera chiude all’inizio degli anni Ottanta (le fonti non concordano sull’anno esatto) e, con la fine del lavoro, inizia la grande emigrazione verso la penisola e verso Cagliari. Oggi Funtana Raminosa è un museo di archeologia industriale all’aperto e in sotterraneo, con i macchinari originali, riconosciuto dall’UNESCO come parte del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna. Le visite vanno prenotate in anticipo.
Intorno al paese ci sono gole, canyon, cascate e laghetti: un territorio fatto per chi ama camminare e ascoltare l’acqua.
Sa Stiddiosa è una parete che gocciola, lungo il fiume Flumendosa, a una quindicina di chilometri dal paese, al confine con Seulo. Più che una cascata è una pioggia sottile che scende da una sorgente carsica. Si arriva con una lunga strada sterrata, poi a piedi per circa un chilometro in discesa su un sentiero da muli: la salita del ritorno è la parte più faticosa. Servono scarpe da trekking.
Is Caddaias sono tre piccole piscine naturali collegate da salti d’acqua, vicino a Pabani, al confine tra Gadoni e Seulo. Il nome viene dai caddargius, i grandi paioli in cui i pastori facevano cagliare il formaggio. Di solito si parte dal ponte panoramico tra Seulo e Gadoni, alto 110 metri sopra la gola scavata dal fiume.
Prima di partire informati su stato dei sentieri e accessi: possono cambiare con la stagione.
Fino a fine Novecento l’economia era quella delle miniere. Oggi si vive di agricoltura, allevamento e artigianato, con la lavorazione del legno e la tessitura della lana. Lo stemma del paese, concesso nel 2003, porta una pernice sarda. E ogni autunno, per Prendas de Jerru, le case e le vie si aprono a chi vuole scoprire le tradizioni e la natura intorno.
Gadoni è in provincia di Nuoro. Parcheggia all’ingresso del paese e prosegui a piedi.
Le storie sul nome sono leggende. Per i dati dell’Ottocento servirebbe il Dizionario di Angius e Casalis, che non abbiamo consultato direttamente.
28 e 29 novembre 2026, a Gadoni, per Prendas de Jerru e i nostri 10 anni.
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