Fuoco, lana, pane e feste: quello che Gadoni custodisce da generazioni.
È il nome della tappa di Gadoni di Autunno in Barbagia, l’ultimo weekend di novembre. Per due giorni il paese si apre ai visitatori: visite guidate alla miniera di Funtana Raminosa, artigianato, degustazioni e il rito del fuoco di Is Fraccheras.
Is Fraccheras è un antico rito del fuoco di Gadoni. Il nome si fa risalire a fracca, la fiamma, la fiaccola. Al calare del sole si accendono lunghe fascine di asfodelo e di ferula, in sardo s’iscraria e sa feurra, e si portano per le vie del paese cercando di non lasciarle spegnere. Possono essere lunghe fino a quattro metri.
Nei racconti più vecchi il rito cadeva intorno al 2 novembre, nei giorni dedicati ai defunti. Lungo le strade si mettevano le Concas de Mortu, zucche svuotate con dentro una candela, e le campane suonavano S’Agonia. Si diceva che le anime dei morti seguissero la luce delle fiamme per uscire dal paese. Oggi lo si legge anche come un gesto propiziatorio e di purificazione: il sindaco lo ha descritto come la fiamma che attrae e brucia le negatività.
Dopo un lungo periodo in cui era caduto in disuso, il rito è tornato: si ripropone a fine novembre, durante Autunno in Barbagia, nel centro storico, e si chiude con canti e balli intorno al falò nella piazza del paese. Gli orari precisi li trovi nel programma ufficiale della manifestazione.
Le fonti non concordano su tutti i dettagli (chi porta le fascine, il significato, l’orario): quello che leggi è la sintesi dei racconti più diffusi. Hai ricordi o foto del rito? Scrivici a info@sumagasinu.com.
Sa burra è il tappeto tipico di Gadoni: il prodotto artigianale più legato alla tradizione del paese, che si tesse anche a Sarule. Nasce come pesante coperta di lana contro le notti fredde di montagna, la coperta dei pastori e delle famiglie. Quando sono arrivati tessuti più leggeri è diventato un tappeto e un sottotavolo, e le donne di Gadoni ne hanno fissato i disegni.
È tutta di lana di pecora. Il filato più resistente, lo stame, va nell’ordito; la lana più morbida forma la trama. I colori tradizionali sono il bianco e il nero naturali della lana, il giallo che si ricava dalla dittinella (truiscu) e il bordeaux che si ottiene dalla radice della robbia selvatica (s’urixedda). Oggi si usano anche tinture chimiche. Il sottotavolo è largo circa due metri e si lavora in due; il tappeto piccolo è largo sessanta centimetri.
I motivi hanno nomi presi dalla vita di ogni giorno: is denteddas (i dentini), sas menduleddas (i dolcetti di mandorla), sos mojos (i recipienti di sughero in cui lievita il pane). I nomi cambiano secondo la fantasia di chi tesse. Si racconta che il disegno sia uguale sui due lati e che da metà tappeto proceda a specchio.
Si racconta che la madre lo regalasse al figlio primogenito per il fidanzamento e che, se il legame si spezzava, il tappeto venisse diviso. Un tempo valeva anche come bene di scambio. Ancora oggi, durante le processioni, i tappeti si appendono a balconi e finestre, e a Gadoni c’è un museo dedicato a sa burra. I suoi colori e i suoi disegni hanno ispirato anche l’albero di Natale fatto a mano dalle donne del paese.
I colori del nostro logo vengono proprio da qui.
Sa Coccojerda è la preparazione più legata alla cucina di Gadoni, un piatto della tradizione che si tramanda di casa in casa. Nelle fonti scritte il nome compare anche nella forma cocoi erda, tra i pani che richiedono una lavorazione lunga e paziente.
Durante la festa la trovi al Magasinu, insieme agli altri sapori del paese.
La cucina di Gadoni è fatta di carni arrosto, formaggi, miele e pani dalla lavorazione paziente: il pistoccu, il mustazzu a corrusu, il pani ’e pattata e il cocoi erda.
Date e programma 2026 possono variare: fa fede il programma ufficiale di Autunno in Barbagia.
28 e 29 novembre 2026, a Gadoni, per Prendas de Jerru e i nostri 10 anni.
Il programma