Il paese e le sue usanze

Le tradizioni

Fuoco, lana, pane e feste: quello che Gadoni custodisce da generazioni.

Veduta aerea di Gadoni, con le case del paese tra i boschi e il monte sullo sfondo
Gadoni vista dall’alto. Foto di Mereu Raffaele, pubblico dominio, da Wikimedia Commons.

Prendas de Jerru

È il nome della tappa di Gadoni di Autunno in Barbagia, l’ultimo weekend di novembre. Per due giorni il paese si apre ai visitatori: visite guidate alla miniera di Funtana Raminosa, artigianato, degustazioni e il rito del fuoco di Is Fraccheras.

Is Fraccheras, il rito del fuoco

Illustrazione: le fascine accese, il falò e le zucche con la candela tra le case di Gadoni di sera
Illustrazione originale di Su Magasinu, ispirata al rito. Non è una fotografia.

Is Fraccheras è un antico rito del fuoco di Gadoni. Il nome si fa risalire a fracca, la fiamma, la fiaccola. Al calare del sole si accendono lunghe fascine di asfodelo e di ferula, in sardo s’iscraria e sa feurra, e si portano per le vie del paese cercando di non lasciarle spegnere. Possono essere lunghe fino a quattro metri.

Chi riesce a riportare la fascina quasi tutta consumata è considerato il più abile.

Nei racconti più vecchi il rito cadeva intorno al 2 novembre, nei giorni dedicati ai defunti. Lungo le strade si mettevano le Concas de Mortu, zucche svuotate con dentro una candela, e le campane suonavano S’Agonia. Si diceva che le anime dei morti seguissero la luce delle fiamme per uscire dal paese. Oggi lo si legge anche come un gesto propiziatorio e di purificazione: il sindaco lo ha descritto come la fiamma che attrae e brucia le negatività.

Dopo un lungo periodo in cui era caduto in disuso, il rito è tornato: si ripropone a fine novembre, durante Autunno in Barbagia, nel centro storico, e si chiude con canti e balli intorno al falò nella piazza del paese. Gli orari precisi li trovi nel programma ufficiale della manifestazione.

Asfodelo in fiore, la pianta con cui si fanno le fascine
L’asfodelo (Asphodelus ramosus), una delle piante delle fascine. Foto illustrativa scattata in Portogallo da Kolforn, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons.

Le fonti non concordano su tutti i dettagli (chi porta le fascine, il significato, l’orario): quello che leggi è la sintesi dei racconti più diffusi. Hai ricordi o foto del rito? Scrivici a info@sumagasinu.com.

Sa burra, il tappeto di Gadoni

Illustrazione: una casa di Gadoni con sa burra appesa al balcone e, accanto, un telaio con un tappeto in lavorazione
Illustrazione originale di Su Magasinu: un telaio e sa burra appesa al balcone. Colori e motivi sono ispirati alla tradizione; non è la riproduzione di un tappeto reale.

Sa burra è il tappeto tipico di Gadoni: il prodotto artigianale più legato alla tradizione del paese, che si tesse anche a Sarule. Nasce come pesante coperta di lana contro le notti fredde di montagna, la coperta dei pastori e delle famiglie. Quando sono arrivati tessuti più leggeri è diventato un tappeto e un sottotavolo, e le donne di Gadoni ne hanno fissato i disegni.

Bianco e nero della lana, giallo di una pianta, bordeaux di una radice.

È tutta di lana di pecora. Il filato più resistente, lo stame, va nell’ordito; la lana più morbida forma la trama. I colori tradizionali sono il bianco e il nero naturali della lana, il giallo che si ricava dalla dittinella (truiscu) e il bordeaux che si ottiene dalla radice della robbia selvatica (s’urixedda). Oggi si usano anche tinture chimiche. Il sottotavolo è largo circa due metri e si lavora in due; il tappeto piccolo è largo sessanta centimetri.

I motivi hanno nomi presi dalla vita di ogni giorno: is denteddas (i dentini), sas menduleddas (i dolcetti di mandorla), sos mojos (i recipienti di sughero in cui lievita il pane). I nomi cambiano secondo la fantasia di chi tesse. Si racconta che il disegno sia uguale sui due lati e che da metà tappeto proceda a specchio.

Un tappeto che racconta storie

Si racconta che la madre lo regalasse al figlio primogenito per il fidanzamento e che, se il legame si spezzava, il tappeto venisse diviso. Un tempo valeva anche come bene di scambio. Ancora oggi, durante le processioni, i tappeti si appendono a balconi e finestre, e a Gadoni c’è un museo dedicato a sa burra. I suoi colori e i suoi disegni hanno ispirato anche l’albero di Natale fatto a mano dalle donne del paese.

I colori del nostro logo vengono proprio da qui.

Sa Coccojerda

Sa Coccojerda è la preparazione più legata alla cucina di Gadoni, un piatto della tradizione che si tramanda di casa in casa. Nelle fonti scritte il nome compare anche nella forma cocoi erda, tra i pani che richiedono una lavorazione lunga e paziente.

Durante la festa la trovi al Magasinu, insieme agli altri sapori del paese.

Sulla tavola

La cucina di Gadoni è fatta di carni arrosto, formaggi, miele e pani dalla lavorazione paziente: il pistoccu, il mustazzu a corrusu, il pani ’e pattata e il cocoi erda.

Le feste

Fine luglio
Santa Marta, patrona del paese.
Inizio dicembre
Santa Barbara, protettrice dei minatori: un legame diretto con la storia della miniera.
Ultimo weekend di novembre
Autunno in Barbagia: Prendas de Jerru.
Fine maggio · inizio giugno
Gustos & Cantos in Beranu, festa di sapori, artigianato e musica organizzata dal coro Boghes de Gaudiu ’Onu.

Date e programma 2026 possono variare: fa fede il programma ufficiale di Autunno in Barbagia.

Fonti

Ti aspettiamo a Su Magasinu

28 e 29 novembre 2026, a Gadoni, per Prendas de Jerru e i nostri 10 anni.

Il programma